Digital Humanities – Gioele Marozzi

Gioele Marozzi

Dottorando in Memorie e Digital Humanities presso l’Università di Macerata, si è laureato in Lettere, con una tesi in Biblioteconomia al percorso triennale e successivamente in Filologia alla magistrale. Ha svolto un anno di servizio civile dedicandosi alla valorizzazione dei beni culturali e ora unisce tutti i suoi percorsi in un progetto di ricerca dedicato alla catalogazione e alla digitalizzazione dei manoscritti autografi di Giacomo Leopardi conservati nei principali fondi extra-napoletani, tra cui Recanati, Visso e Firenze.

Contatti

 

Linee di ricerca

Conservare e valorizzare sono le parole chiave che dovrebbero caratterizzare l’approccio al mondo dei beni culturali:

  • da un lato, perché è necessario conservare ciò che la storia ci tramanda, difendendolo dall’usura e dal tempo, per serbarne la memoria e i legami di implicazione con il presente e il futuro;
  • dall’altro, perché è altrettanto importante rendere fruibile quella storia e quella memoria a chi ha bisogno, volontà, piacere o semplicemente curiosità di immergervisi.

In un contesto siffatto, i settori di intervento per la tecnologia e per gli strumenti digitali sono numerosi e di grande interesse:

  • basti pensare alle opportunità offerte dalla realtà aumentata, che sulla base di appositi hardware e applicazioni, permette al soggetto fruitore di immergersi “fisicamente” in un mondo ricostruito in digitale, come nel caso di un teatro greco o dei cunicoli sotterranei di un palazzo storico;
  • ma si pensi anche agli apporti della fotogrammetria e della ricostruzione 3D, che, sfruttando le tecnologie della rilevazione laser o fotografica, permettono di ottenere un duplicato degli edifici, degli oggetti, o addirittura delle carte, perfetto ai minimi dettagli e manipolabile a piacimento.

Tali strumenti, oltre ad aumentare in modo esponenziale le attività conoscitive possibili con l’item che si ha di fronte, offrono un altro vantaggio che, evidentemente, incontra sia le esigenze di conservazione che quelle di fruizione:

  • per quanto riguarda la conservazione, infatti, se è vero che la consultazione o il rilievo autoptico dell’originale continuano ad avere un’importanza assoluta e insostituibile nei casi di analisi approfondite, è altrettanto vero che avere a disposizione un duplicato digitale di un bene culturale permette di approcciarsi al bene stesso senza bisogno di sottoporre la fonte allo stress della consultazione diretta;
  • quanto alle dinamiche di fruizione, poter godere di strumenti siffatti diviene di oggettivo interesse culturale e turistico, perché permette non soltanto di ricostruire beni che oggi non esistono più (com’è nel caso degli edifici distrutti), ma anche di accedere agli stessi comodamente da casa o senza la necessità di affrontare viaggi e spese importanti.

Diviene interessante, a questo punto, declinare tali approcci nell’ambito particolare della filologia, e segnatamente nel settore dei manoscritti autografi di Giacomo Leopardi, giacché oltre a tutti i vantaggi già illustrati, se ne ottengono altri in relazione alle maggiori opportunità di analisi ecdotica: i manoscritti sono la fonte che, più di ogni altra, è in grado di farci entrare a diretto contatto con le modalità compositive dello scrittore recanatese; essi forniscono la prova autentica e tangibile del lavoro compiuto nella redazione delle sue opere, spesso frutto di ripensamenti e correzioni, di aggiunte e cassature, di annotazioni e progressivo labor limae.

Avere la possibilità di valutare i diversi aspetti manipolando il modello digitale dell’autografo, confrontandolo con le sue copie, con i saggi di studiosi che l’hanno esaminato, con passi analoghi di altre opere come lo Zibaldone, apre opportunità di ricerca inedite e capaci di risolvere quesiti e curiosità dapprima insoluti. Di particolare interesse, è lo spettro di attività rese possibili dalla codifica dei testi: l’utilizzo di appositi alfabeti e linguaggi, com’è il caso dello standard XML-TEI, permette di valorizzare determinati aspetti del testo in esame, aggiungendo informazioni e note che non appesantiscono la fruizione diretta del testo, ma offrono notizie in background, disponibili attraverso specifiche queries:

  • il collegamento diretto alla descrizione (o al full-text) di un’opera citata da Leopardi;
  • il richiamo di luoghi testuali analoghi in scritti diversi;
  • l’instaurazione di relazioni tra items accomunati da caratteristiche particolari come l’inchiostro;
  • lo scioglimento di abbreviazioni
  • e molto altro.